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Un mercoledì al Guerzoni con la voce di chi ha vissuto il mondo
Durante una puntata speciale di Radio Loris Carpi, la musica di Peter Gabriel fa da sottofondo a un viaggio immaginario che da Carpi ci conduce fino in Nepal. La protagonista dell’incontro al Guerzoni è Paola Pellacani, volontaria e viaggiatrice appassionata, che attraverso foto, video e parole ha condiviso l’essenza di un’esperienza trasformativa in una delle regioni più affascinanti del mondo.
Il viaggio come forma di arricchimento personale
Paola si presenta con semplicità, ma con una forza narrativa che coinvolge immediatamente: i suoi viaggi non sono semplici vacanze, ma percorsi di scoperta, apprendimento e testimonianza. Viaggiare, per lei, significa immergersi profondamente in culture lontane, spesso complesse, e lasciarsi cambiare da esse.
Il Nepal, in particolare, rappresenta per Paola un crocevia di culture e religioni, un luogo dove induismo, buddhismo e confucianesimo si intrecciano in un’armonia coinvolgente. Le sue fotografie non sono semplici ricordi, ma strumenti che le permettono di rivivere emozioni profonde, raccontando con autenticità quei momenti anche a chi non c’era.
La fotografia come linguaggio dell’anima
Pur non essendo una fotografa professionista, Paola ha una passione viscerale per la fotografia. Rifiuta l’uso del cellulare, preferendo la macchina fotografica tradizionale, anche a costo di viaggiare con attrezzatura pesante. È così che ha affrontato viaggi impegnativi come quello in Tibet o in Cina, portando con sé una vecchia reflex tedesca a obiettivi avvitati.
La sua filosofia è chiara: ogni scatto deve valere la fatica. Con la pellicola, ogni foto è preziosa, richiede attenzione e cura. C’è un momento preciso, racconta, in cui il respiro si sospende, l’occhio si ferma, e lo scatto cattura molto più di un’immagine — cattura un sentimento, un’atmosfera, una storia.
Il Nepal negli occhi di Paola
Uno dei momenti più forti vissuti da Paola in Nepal è stato immortalare un elefantino mentre prendeva il latte: un’immagine materna, tenera, che non poteva essere ignorata nemmeno a costo di perdersi dal resto del gruppo. Un’altra fotografia che porta nel cuore è quella dei bambini dei villaggi, felici pur non avendo nulla, che giocano con un sasso o un bastoncino. Scene che nel nostro mondo occidentale sono ormai scomparse, ma che sanno toccare corde profonde.
Queste immagini diventano così un ponte emotivo anche per chi le guarda: durante la proiezione al Guerzoni, il pubblico è rimasto affascinato, sorpreso, coinvolto. Nessuno se n’è andato a metà, nonostante la lunghezza del documentario. Un successo che conferma la potenza del racconto visivo vissuto e non solo osservato.
Una vita in viaggio
Il primo viaggio di Paola risale al 1983, a Cuba. Da allora ha attraversato il mondo: Patagonia, Indonesia, Islanda, Tibet, Giamaica, Brasile con le tribù dell’Amazzonia…un curriculum che trasmette un’autentica fame di conoscenza. Nonostante ciò, afferma con sincerità di vivere più in Italia che all’estero, ma appena può, parte. Viaggiare per lei è una priorità.
Il segreto per diventare viaggiatori seriali? Secondo Paola, servono spirito di adattamento e rispetto. Nei suoi racconti non mancano le difficoltà: niente acqua, luce scarsa, cibo diverso. Ma è proprio in quelle condizioni che si impara davvero. Bisogna lasciarsi alle spalle le comodità, evitare di lamentarsi e aprirsi all’incontro autentico con l’altro. Solo così si può ricevere in cambio qualcosa di immenso.
Il richiamo dell’Asia e la serenità dei suoi popoli
Appena rientrata da Capo Verde, Paola sogna già il prossimo viaggio: l’India. Dopo aver esplorato gran parte del sud-est asiatico, dall’Uzbekistan alla Thailandia, ciò che la affascina maggiormente è la capacità di quei popoli di vivere con poco, ma con grande serenità. Un atteggiamento che contrasta profondamente con l’irrequietezza e il malcontento spesso visibili nel mondo occidentale.
Nei villaggi asiatici non si sentono mai urla o litigi, ma si percepisce una calma profonda, una pace interiore che lascia il segno.
Un saluto musicale per un mondo che gira
Per concludere l’incontro, Paola ha scelto una canzone che racchiude tutto lo spirito del viaggio: Il mondo, nella versione interpretata da Il Volo. Una melodia che parla di amori, dolori e speranze che si muovono nello spazio infinito — proprio come fa lei, portando con sé ogni incontro, ogni sguardo, ogni passo.
“Gira il mondo, gira nello spazio senza fine,
con gli amori appena nati, con gli amori già finiti,
con la gioia e col dolore della gente come me…”
Paola Pellacani ci ha mostrato come si può viaggiare con il corpo, ma soprattutto con lo sguardo e con il cuore. Chissà che questa non sia la scusa di un nuovo inizio con dei radio-racconti dei suoi e i vostri viaggi.