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Proprio vero, il vino è un viaggio. Nei sensi, nella memoria, nella terra. Ce lo dice la narrazione e lo vediamo negli occhi di Solomon Duke, nato ad Accra, Ghana, 36 anni fa, a Reggio da 33. Sales account nell’automotive, Duke confessa una passione totalizzante: “Sono affascinato dal vino. Ho vissuto in una famiglia allargata, a Montecavolo, e a casa nostra si imbottigliava. Da piccolo passavo davanti alla cantina di Puianello quando facevo il chierichetto ed ero ammirato da quel mondo fatto di uve, aromi e rossi frizzanti. Da qui la decisione di provare a entrarci, in quel mondo. E quale interlocutore migliore della cantina che lui conosceva? “Volevo produrre un’etichetta di Lambrusco col mio nome, per diffondere la cultura del bere bene – spiega – Dall’altra parte ho trovato ascolto e fiducia. Hanno capito la bontà del mio progetto”. Una decisione maturata durante la pandemia e che sta prendendo il largo: “Dietro una bottiglia ci sono una comunità, l’atmosfera e la tecnologia. Competenze reggiane che ho visto all’opera. Voglio imparare e specializzarmi”.

Solomon, è partito da lontano…

Sì, da Bacco, nato semi-divino, poi assurto a dio per avere scoperto il vino. Con la mitologia mi sono avvicinato al grappolo d’uva, alla sua salubrità. Poi crea aggregazione. Si stappa una bottiglia in compagnia, ma anche da soli, per meditare.

Con Cantina Puianello ha creato una partnership?

Sì, puntando sulla qualità.

Il vino rientra in un discorso più ampio. Di che si tratta?

Vorrei dimostrare che l’Africa non è soltanto savana, leoni, malattie e povertà, ma attraversa un’escalation incredibile. Io cosa ho colto ? Che sono una persona fortunata due volte. Nel lockdown ho avuto un momento di calma. E’ allora che ho ricevuto l’incarico di cercare eccellenze del territorio, con l’intento di portarle in Ghana.

Com’è andata?

Hanno apprezzato. Perciò adesso porterò questa conoscenza degustativa nel mio Paese per far capire la qualità che c’è dietro. Voglio restituire la mia doppia fortuna. Nel mercato africano si producono 11 milioni di litri di bevande alcoliche, se io riesco ad attingere all’1% di questo business sarei contento. Abbiamo avviato una partnership economica, sociale e culturale di tipo win – win che non può essere fermata.

Il lambrusco in quali gusti lo troviamo?

Rosso, rosé, Spergola e una linea biologica. Le prime spedizioni sono partite in aereo, direzione Valencia, per un italiano che ha aperto una lambruscheria. Sto ricevendo richieste da Olanda, Chicago e Canada. D’altra parte, anche Brad Pitt…

Che c’entra Brad Pitt ?

Con la sua etichetta produce Champagne rosé. Io ritengo di far parte di un movimento per la valorizzazione del Lambrusco.

Perché nel marchio il suo nome non è scritto per intero?

Dopo la S e la o ho voluto la L di Leonardo, mio figlio, ma anche di Legacy (eredità), a esprimere la volontà di creare una continuità. Non solo, mi piacerebbe creare una holding. Da esperto di pianificazione e progettazione della produzione, sto pensando a strategie per entrare nei mercati africani. Ad aumentare il fatturato di un’azienda ci si arriva goccia per goccia. 

Chi le ha dato una mano?

Tante persone. Dal contadino col trattore antico della Fiat al manager dell’export, dalla grafica agli amici di aperitivo, colleghi, vicini. Sarebbe ingiusto appropriarmi tutti i meriti. Poi ho fatto un viaggio in Toscana…

E a imparato che?

Là producono note di Chianti, un profumo. Vorrei fare lo stesso col Lambrusco. Ho tante idee. Come lanciare un concorso rivolto alle coppie, a estrazione, che permetta di partire da Accra, il centro del mondo, per giungere sulle vie del Lambrusco, e da qui costruire percorsi per partecipare alle cene in vigna. Un viaggio oppure la costruzione di una vigna o un bosco. O tutte e due insieme.

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